5 motivi di possibile rottura dell’Eurozona – Piani e soluzioni possibili

Il premio Wofson per l’economia, mette alla prova i più brillanti economisti al mondo per la preparazione di un piano di emergenza in caso di possibile scioglimento dell’Eurozona.

crisi eurozonaI piani elaborati, sebbene molto diversi gli uni dagli altri, ci possono fornire delle idee preziose su come gestire al meglio una possibile uscita di uno Stato membro dall’Unione Economica e Monetaria. In particolare, l’enigma che viene posto ai partecipanti è questo: “Se gli Stati membri dovessero lasciare l’Unione Economica e Monetaria, qual è il modo migliore per il processo economico di gestire e fornire solide basi per la crescita futura e la prosperità dei membri attuali?“. I finalisti del premio Wolfson sono stati questi famosi economisti: Roger Bootle e Mark Pragnell, Cathy Dobbs, Jens Nordvig e Nick Firoozye, Neil Record e Jonathan Tepper. Nell’articolo di oggi, riassumeremo le loro 5 idee per la soluzione del quesito:

1. La Grecia o un altro paese, potrebbero andar via dall’Euro (Mark Pragnell)

Lo scenario più realistico di una rottura dell’Eurozona è che la Grecia, o uno o più dei paesi membri più deboli, lascino la zona euro, introducendo una nuova moneta, ma che poi manderà il paese in default su una gran parte del loro debito pubblico. I preparativi per l’uscita dovranno essere effettuati in gran segreto e messi in pratica subito. Poco prima dell’uscita, una qualche forma di controllo dei capitali sarà essenziale, compresa la chiusura temporanea delle banche e degli sportelli bancomat. Con il tempo di stampare le nuove banconote, le banconote e monete in euro dovranno continuare ad essere utilizzate per le transazioni di piccole dimensioni. La nuova moneta dovrebbe essere introdotta ad un tasso uno-ad-uno con l’euro. Ma deprezzare da un qualcosa come il 30-50%, darà una spinta alla competitività internazionale della Grecia. Il governo dovrebbe ridenominare il debito nella nuova moneta nazionale e mettere in chiaro la sua intenzione di rinegoziare i termini di questo debito. Essi dovranno annunciare misure robuste per tenere sotto controllo l’inflazione. È importante sottolineare che il paese che uscirà dall’Euro, avrà l’opportunità di liberarsi dalla “camicia stretta” e paralizzande del suo debito pubblico.

2. Dolore acuto…ma di breve durata (Jonathan Pepper)

Molti economisti si aspettano conseguenze catastrofiche se uno dei Paesi membri uscisse dall’Euro! Tuttavia, durante il secolo scorso, 69 paesi si sono allontanati dalle valute con poca volatilità economica discendente. La rottura dell’Eurozona è complicata ma fattibile e gli esempi storici ci forniscono una tabella di marcia per l’uscita. Il vero problema di fondo in Europa è che i paesi periferici hanno livelli di debito estero che sono più alti rispetto alla maggior parte di quello dei mercati emergenti e si trovano così ad affrontare gravi disallineamenti dei salari e dei prezzi con i loro “vicini”. Il problema, quindi, non è la “meccanica” di uscita di un paese, ma gestire un aggiustamento severo e necessario. La regolazione potrebbe avvenire rapidamente tramite l’uscita dall’euro e la svalutazione o, più lentamente, attraverso una diminuzione dei salari reali e dei prezzi. Uscire dall’euro e la conseguente svalutazione sarebbe molto doloroso, ma il dolore sarebbe però di breve durata. Anche se all’inizio accellererebbe i fallimenti, fornirebbe al tempo stesso un potente strumento politico per ripristinare la competitività attraverso tassi di cambio flessibili. Un default ordinato e il consolidamento dei debiti accoppiati con le svalutazioni sono inevitabili e, persino, desiderabili. La “periferia” europea potrebbe poi crescere rapidamente con più bassi livelli di debito e tassi di cambio più competitivi, proprio come i paesi che hanno lasciato il Gold Standard nel 1930 (Gran Bretagna e Giappone 1931, Stati Uniti 1934, Francia 1936) e molti mercati emergenti, dopo i recenti default e svalutazioni (Asia 1997, Russia 1998, Argentina 2002, Islanda 2008).

3. Tutti ritornano alla moneta nazionale (Neil Record)

La Germania dovrebbe commissionare ad una task force segreta di predisporre un piano in caso un paese dovrebbe lasciare la zona euro a breve. Il piano richiederebbe una riunione d’emergenza dei leader dei 17 paesi della zona euro e il cancelliere tedesco dovrebbe dar loro la proposta di abbandonare collettivamente e immediatamente l’euro, tornando alle loro monete nazionali ai tassi di iscrizione all’euro. La BCE sarebbe abolita e le sue funzioni restituite alle banche centrali nazionali. Tutti i conti bancari, le attività, le passività e gli obblighi di ogni Stato membro dovrebbero essere immediatamente ridenominati in moneta nazionale. Tutti gli Stati membri sarebbero d’accordo ad estendere liquidità illimitata alle banche situate nei loro stati e la maggior parte di loro richiederebbe la ricapitalizzazione. Banconote e monete in euro sarebbero tutti ridenominate nella valuta della Banca Centrale Nazionale (banconote in euro hanno, di serie, dei “prefissi” che identificano l’emittente). Ciò consentirebbe agli stati del sud di “rimettersi in piedi” e frenare il surplus commerciale della Germania con la zona euro. Questo percorso potrebbe essere catastrofico all’inizio, ma consentirebbe finalmente di uscire dalla crisi e gettare le basi per una nuova Europa.

4. Come ridenominare le valute (Jens Nordvig)

Una “rotura” della zona euro implica anche la necessità di ridenominare l’euro in nuove valute. Questo è importante per le obbligazioni, prestiti, depositi e altri strumenti finanziari. Questo processo è complicato da diversi vincoli giuridici. Diversi strumenti finanziari sono disciplinati da leggi diverse e molti strumenti ridenominati in euro sono regolati da leggi straniere, in particolare le leggi inglesi. I governi della zona euro non possono cambiare le leggi di paesi stranieri e non possono facilmente ridenominare le attività legali straniere. Dato che ci sono in ballo decine di migliaia di miliardi di euro, si tratta di un problema potenzialmente molto grande. Il nostro piano sottolinea l’importanza di favorire un ordinato processo di ridenominazione di valuta in tutti gli scenari di una possibile rottura. Ciò include la necessità di un paniere di valute ECU-2, in cui l’euro cessi di esistere! L’ECU-2 costituirebbe un ponte tra l’euro (che non esisterebbe più) e le nuove monete nazionali. L’ECU-2 eviterebbe così conversioni di valuta arbitrarie e prolungate battaglie legali sulla ridenominazione. In assenza di un processo efficiente per la ridenominazione, una vera e propria rottura della zona euro rischierebbe di essere devastante e potrebbe sfociare in un blocco completo del sistema finanziario globale.

5. Dividere la zona euro in due per aiutare la valuta (cathy dobbs)

Il mio approccio è stato pensato per consentire una transizione ordinata della zona euro a due o più regioni e impedire il flusso di capitali speculativi che potrebbero obbligare un paese ad uscire dall’Eurozona. Queste nuove regioni avrebbero la loro Banca Centrale, la politica monetaria e l’unità della valuta. Tutte i paesi dell’euro verrebbero trattati allo stesso modo e otterrebbero uno scambio con un paniere di monete nuove con un rapporto di cambio concordato e fissato. Così tutti riceverebbero un paniere di monete nuove e sarebbero loro a decidere i tassi di cambio. Il valore della liquidazione degli attuali contratti in euro e il debito potrebbero essere determinati in base al rapporto di cambio e il valore relativo delle nuove valute. La competitività potrebbe essere ripristinato da parte del paese o dei paesi in uscita dall’euro tramite una svalutazione graduale, con alti tassi di interesse nominali e l’inflazione. Tassi di interesse più elevati eviterebbero un crollo improvviso della valuta. Inoltre, con qualsiasi rinegoziazione o default, il debito potrebbe essere gestito separatamente. E, a differenza di una uscita più traumatica, i risparmiatori nei paesi in uscita non sarebbero penalizzati e gli speculatori non verrebbero “premiati”, perché si ridurrebbe il rischio di flussi di capitali speculativi. Questo approccio, definito “Newney”, potrebbe anche stimolare la zona euro a rimanere unita.

Fonte: (bbc.co.uk)

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