Dividendi Azionari: 5 Società Che Potrebbero Ridurlo

L’investimento in titoli, oltre ad offrire l’opportunità di guadagnare dal rialzo o il ribasso del valore dell’azione, può portare benefici in termini di dividendi azionari. Il dividendo o cedola, è la parte di profitto della società che viene distribuita ai suoi azionisti una o più volte l’anno. Oggi sono molte le aziende quotate in borsa che staccano la cedola uno o due volte l’anno ai propri azionisti. Ma il dividendo non è sempre sicuro e talvolta, in determinate situazioni, la società in questione potrebbe ridurlo o addirittura non distribuirlo.

dividendi azionari

5 Società Che Potrebbero Non Distribuire i Propri Dividendi Azionari

A questo proposito, oggi vedremo alcune società i cui dividendi azionari potrebbero essere a rischio nel prossimo futuro.

Barnes & Noble, Inc. (NYSE: BKS)

Barnes & Noble, Inc. è il più grande venditore al dettaglio di libri degli Stati Uniti. Negli ultimi anni, l’azieda non se la sta passando bene per “colpa” della concorrenza aggressiva di Amazon.com, Inc. (NASDAQ: AMZN): come conseguenza, le vendite si sono ridotte di molto dal 2013 ad oggi, anche a causa dell’ascesa di ebook e tablet.

La società sta però cercando di fare tutto il possibile per rimanere fruttuosa. L’amministratore delegato Demos Parneros ha dichiarato che alla fine dello scorso Giugno, quando la società ha registrato un calo del 6,3% delle vendite, sta cercando “modi per migliorare il business e riaccendere le vendite attraverso un aggressivo programma di test, aggiungendo che sta sviluppando un processo di semplificazione a livello aziendale che eliminerà molti dei costi attuali“. Ma o è troppo poco o è troppo tardi!

I dividendi azionari annuali di Barnes & Noble, fino a poco tempo fa, erano pari a 60 centesimi. Ma si prevede che alla fine del 2017 saranno di 50 centesimi e solo 56 centesimi l’anno prossimo. Ad aggravare la situazione è che attualmente per l’azienda non si intravedono margini di crescita.

GlaxoSmithKline plc (ADR) (NYSE: GSK)

Il popolare editorialista di Bloomberg, Gadfly Max Nisen, il mese scorso ha rilasciato un illuminante commento su Glaxo, la popolare casa farmaceutica britannica:

La società ha abbastanza capacità di indebitamento per acquistare Novartis. E l’acquisto di una divisione di Pfizer estenderebbe ulteriormente la leva finanziaria. Fare entrambe le cose, pur continuando a pagare un dividendo così generoso, lascerebbe poco spazio al settore farmaceutico. Per quanto vorrebbe, Glaxo non può avere tutto.

Glaxo distribuisce il suo dividendo quattro volte l’anno. L’ultima cedola è stata staccata lo scorso 9 Novembre ed è stata inferiore di circa 7 centesimi rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

The Coca Cola Co. (NYSE: KO)

Anche se è difficile da credere, anche Coca Cola avrebbe dei dividendi azionari tutt’altro che sicuri. Il colosso delle bevande ha pagato un dividendo di 37 centesimi per azione in ciascuno dei suoi ultimi quattro trimestri…ma non ha guadagnato più di 33 centesimi per azione in nessuno di quei trimestri!

Certo, questi sono solo dei numeri GAAP (Generally Accepted Accounting Principles), ovvero i “principi contabili generalmente accettati” negli Stati Uniti che però stabiliscono solo linee guida generali e possono essere applicati in maniere diverse, tutte formalmente corrette.

Su base non GAAP, la linea di fondo della società di soft drink ha più che coperto il dividendo in ciascuno dei trimestri in questione. La disparità tra le due cifre è tuttavia persistente e con i profitti sia delle entrate che delle quote (GAAP o non-GAAP) che si restringono man mano che i consumatori fanno scelte più salutari, escludono automaticamente sempre più le bevande zuccherate come la Coca-Cola.

L’azienda potrebbe quindi essere costretta a prendere decisioni difficili a breve, se vuole mantenere abbastanza denaro per investire nella propria crescita.

BP plc (ADR) (NYSE: BP)

Un mese fa, il colosso petrolifero stava iniziando a vedere finalmente giorni migliori dal crollo dei prezzi del petrolio del 2014/2015, grazie ad un rapporto sorprendentemente positivo nel terzo trimestre. Sebbene non ancora “grandi” per gli standard storici, l’aumento dei prezzi del petrolio greggio stavano colmando il divario tra ciò che il gigante petrolifero stava guadagnando e quello che stava pagando.

Tuttavia, un buon trimestre non è sufficiente per invertire la tendenza. Per quanto stia attraversando un periodo positivo, la BP non guadagna ancora quanto basta per pagare degnamente i propri azionisti. Senza contare che, prima o poi, dovrà investire alcuni dei suoi profitti nella propria crescita e ridurre così i dividendi.

GameStop Corp. (NYSE: GME)

A prima vista, sembrerebbe che il rivenditore di videogiochi GameStop stia attraversando un periodo piuttosto positivo, considerando che il settore si sta orientando maggiormente verso i giochi per dispositivi mobile.

Il fatturato dell’ultimo anno si attesta intorno agli $ 8,7 miliardi, in aumento rispetto al 2016. E gli analisti attualmente ritengono che GameStop manterrà il suo fatturato e il ritmo degli utili costanti per il prossimo futuro. La società distribuisce il dividendo tre volte l’anno, ed è sempre stato in crescita negli ultimi quattro anni, attestandosi tuttora a 38 centesimi per azione. Ma il 2018 si preannuncia piuttosto incerto per la società.

Bisogna però considerare che la società opera in un settore che sta cambiando più velocemente di quanto molti investitori riescano a tenere il passo. E la concorrenza è spietata. I produttori di videogiochi come Microsoft Corporation (NASDAQ: MSFT) e Sony Corp (ADR) (NYSE: SNE) stanno organizzando metodi di vendita di videogiochi direttamente ai giocatori, rendendo sempre più GameStop un intermediario non necessario.

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