Ecco perché le azioni non crolleranno come nel 1987

L’indice S&P 500 (SPX) è crollato del 3.9% la scorsa settimana e anche Lunedì è nuovamente calato bruscamente, incutendo il timore negli investitori dell’avvento di un mercato ribassista. Al contrario, secondo il gruppo Goldman Sachs Group Inc., nel 2017 il crollo è stato “solamente” del 2.8%. I declini più recenti hanno indotto un numero crescente di clienti Goldman a chiedersi se fosse il caso di doversi preparare per un “replay” del crollo azionario avvenuto nel 1987, noto come Black Monday (Lunedì Nero), caratterizzato da una valanga di ordini di vendita che hanno finito con lo spingere giù il Dow Jones Industrial Average (DJIA) del 22% circa. Goldman ritiene queste paure esagerate, assicurando che le azioni non crolleranno e che ci sono delle forti ragioni affinché persista la fase di mercato rialzista.

Le azioni non crolleranno: vediamo i principi fondamentali

Goldman Sachs fa notare che il 2018 è iniziato con una crescita accelerata del PIL statunitense, con prezzi delle materie prime crescenti e un dollaro americano più debole di quanto ci si potesse aspettare. Tutti questi fattori si associano a revisioni al rialzo degli utili societari. Inoltre, il report stilato dalla Goldman Sachs constata che i profitti dei prezzi delle azioni fino ad ora sono stati guidati da crescenti utili per azioni (EPS), in parte come risultato di riforme fiscali, piuttosto che dal valore di espansione degli utili. I riacquisti delle azioni societarie e le richieste di titoli azionari da parte di investitori individuali, costituiscono ulteriori fattori chiave dello scenario al rialzo di 3000 punti per l’S&P 500, cosa che rappresenterebbe un guadagno dell’8.6% dalla chiusura del venerdì.

Le azioni non crolleranno: il 2018 non è il 1987!

Prima del 2018, ci sono stati altri 12 anni sino al 1950 in cui la S&P ha guadagnato il 5% o più a Gennaio. In questi 12 anni, fu calcolato che il guadagno medio di Gennaio è stato il 7% e il guadagno durante i restanti 11 mesi è stato invece del 17%. L’unico anno in cui il mercato ebbe un ribasso fu da Febbraio a Dicembre del 1987, che ebbe un crollo (post Gennaio) del 10%. Ad ogni modo, Goldman Sachs vede il 2018 nettamente diverso rispetto al 1987.

Nel 1987 infatti, secondo la Goldman, il mercato era guidato dall’espansione della valutazione dei multipli di mercato, piuttosto che dai crescenti guadagni. L’indice S&P 500 era cresciuto del 13% nel mese di Gennaio, per poi scendere del 20% il giorno del Lunedì Nero, il 19 Ottobre 1987. Nonostante questo, aggiunge Goldman, S&P 500 riuscì a chiudere il 1987 con un guadagno del 2%.

Il 2018 sembra nettamente diverso. La Goldman si aspetta che il rapporto prezzo/utili dell’indice S&P 500 rimanga stabile a 18 volte gli utili per azione. Il trend rialzista di 3000 punti dell’indice è esclusivamente guidato da uno scenario ottimistico sugli utili per azione. La Goldman si aspetta da parte della Fed, sia per il 2018 che per il 2019, ben quattro aumenti dei tassi. Prevedono inoltre che i crescenti tassi d’interesse metteranno fine all’ulteriore espansione di valutazioni degli utili sul capitale.

Le azioni non crolleranno: performance del settore

La Goldman ha esaminato la performance del settore per il Gennaio 2018, in cui l’S&P 500 è aumentato del 5.7%. Gli aspetti che hanno causato questi miglioramenti furono: discrezionalità del consumatore (+8.2%); dati finanziari (+7.6%) e le tecnologie dell’informazione (+7.6%). Quelli che invece causarono maggiori rallentamenti furono: servizi pubblici (-4.6%); beni immobili (-3.7%) e i prezzi correnti dei beni di consumo (-1.1%). I tassi di interesse in aumento furono il fattore principale che hanno gravato maggiormente sui servizi pubblici e i beni immobili, settori con alti rendimenti da dividendi che costituiscono alternative alle obbligazioni per gli investitori.

Le azioni non crolleranno: motivi di prudenza

Ci sono molteplici motivi per avere prudenza, anche se il mercato azionario non è certo quello del 1987. Goldman Sachs, ad esempio, avvisa che gli utili stimati per azione per l’intero 2018 potrebbe finire con l’essere troppo ottimistica. E questo potrebbe causare severi crolli nelle azioni. La Goldman dice inoltre che i guadagni netti di utili per azioni derivanti dalla riforma fiscale potrebbero essere sopravvalutati.

Nel frattempo, il mercati di futures su titoli azionari stanno facendo registrare i massimi dal 2007, nota la Goldman, che coincide con l’inizio dell’ultimo mercato al ribasso. Questo potrebbe costituire un indicatore contrastante. Inoltre, gli attuali prezzi delle azioni si stanno alzando, in larga parte a causa di un grande debito di marginazione. Secondo la Goldman, la percentuale del debito di marginazione netto del NYSE per la capitalizzazione del mercato è ai suoi livelli più alti dal 1980.

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