Le obbligazioni corporate: pregi e difetti

Le obbligazioni corporate o corporate bond sono quelle obbligazioni emesse da società private, principalmente banche e società industriali. Queste obbligazioni, a seconda della loro struttura, si suddividono in diverse tipologie.

Ci sono le obbligazioni zero-coupon, a tasso fisso, a tasso variabile o indicizzate a indici di inflazione, poi le obbligazioni strutturate, il cui rimborso o la cui remunerazione dipende dall’andamento di altre attività finanziarie (tra cui le principali sono tassi di interesse, indici, azioni, fondi e materie prime) e le obbligazioni subordinate.




 

Alcune società possono emettere obbligazioni e per diversi motivi: dalla convenienza rispetto ad altri canali di finanziamento (come il credito bancario) al desiderio di diversificare le fonti di approvvigionamento ecc. Se ci fosse una scala di rischio, le obbligazioni corporate, si troverebbero a metà strada fra le azioni e i titoli di Stato anche se, come vedremo in seguito, nella pratica esistono anche tante altre opzioni da considerare.

Come valutare un’emissione di obbligazioni corporate

Sul mercato esistono tantissime offerte a disposizione dei risparmiatori: per cui, la cosa più difficile, sarà individuare lo strumento più adatto al proprio profilo di investimento. Il primo fattore da considerare è il rischio emittente, ovvero l’eventualità che la società non sia in grado di onorare il debito contratto. Dato per scontato che non esistono indicatori affidabili al 100% (in pochi avevano previsto il crack Parmalat e Lehamn Brothers!!), può essere utile focalizzare l’attenzione al rating: quanto più è elevato, tanto più sarà considerato affidabile l’emittente.

Un altro indicatore importante è il settore di appartenenza della società e il suo azionariato di riferimento. Mi riferisco, ad esempio, al comparto dell’energia e delle utility, che si è storicamente mostrato più solido di quello finanziario e del manifatturiero, così come un’azione che registra una presenza importante dello Stato tende ad essere più affidabile di altri.


High yeld e Investment grade

Le obbligazioni high yeld sono quelle emesse da enti privati o pubblici, offrono rendimenti elevati e, di solito, sono caratterizzate da un rating non superiore a BB (se non addirittura caratterizzati dalla lettera C!). Al contrario un rating pari ad A viene di solito dato alle emissioni investment grade. La differenza di rischio percepita dal mercato, farà sì che le prime siano tenute ad assicurare rendimenti più elevati delle seconde, al fine di incontrare l’interesse dei risparmiatori. Quindi, la scelta dello strumento più adatto all’investitore, dipenderà dalle aspettative personali e dal profilo di rischio, ma tenendo sempre bene in mente che in un portafoglio ben diversificato dovrebbero sempre trovare posto varie soluzioni.

Obbligazioni bancarie

obbligazioni corporateLe obbligazioni bancarie (bond bancari) sono a lungo state considerate le più sicure tra quelle di origine corporate. Ma, dopo il crack di Lehman Brothers e la successiva ondata di sfiducia che ha investito il comparto finanziario, non è più così! Tuttavia, se si leggono le statistiche di mercato, possiamo notare un diffuso interesse dei piccoli risparmiatori verso questo strumento. Ma ciò è dovuto, secondo molti analisti finanziari indipendenti, alla “spinta” proveniente dal lato dell’offerta piuttosto che ad una reale competitività in termini di rischio/rendimento (infatti, le banche cercano di raccogliere capitali tramite questa strada a fronte delle difficoltà che caratterizzano altri canali). I bond bancari sono inoltre abbastanza rischiosi quando vengono emessi da banche non quotate in Borsa: chi acquista queste obbligazioni, deve sapere di poter fare i conti con la limitata liquidità che li caratterizza e che espone l’obbligazionista al rischio di volatilità e di accettare un prezzo non congruo in caso di fretta nel vendere. Ma, nonostante ciò, va sottolineato che le banche svolgono un ruolo di “sistema” nell’economia nazionale, per cui in caso di difficoltà i governi tendono a farsene carico, garantendo quindi la continuità aziendale e, di conseguenza, i diritti degli obbligazionisti.



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