Perché Investire In Uranio

L’uranio è uno dei metalli più presenti in natura: è infatti possibile trovarne traccia nelle rocce, nel suolo, nelle acque e persino in alcuni organismi viventi. Questa materia prima trova oggi diverse applicazioni industriali, oltre a quelle più conosciute e meno nobili nel settore militare come massa di reazione all’interno delle bombe atomiche. Nonostante la sua radioattività naturale, grazie al suo elevato peso specifico, l’uranio viene usato come materiale di zavorra e contrappesi di equilibratura in aerei, elicotteri e in alcune barche a vela da regata, ma anche nella decorazione di vetri e ceramiche, nella fotografia (nitrato di uranio) e nella costruzione di bussole giroscopiche. In un discorso prettamente finanziario, sappiamo bene come l’economia sia condizionata da fattori esterni che possono influenzare l’andamento del mercato. Dal disastro nucleare di Chernobyl, a quello più recente della centrale di Fukushima nel 2011 (in cui l’uranio funge da alimentatore dei reattori), si sono susseguite delle ripercussioni abbastanza forti sul prezzo di questo metallo nei mercati finanziari. Quel che è di più difficile da capire è come ancora oggi non ci sia stata un’inversione di tendenza, pur essendoci da tempo tutte le premesse necessarie!

Il tema dell’energia nucleare è sempre stato al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica mondiale. In Italia è un tema caldo su cui i cittadini sono stati invitati più di una volta ad esprimere un’opinione. Sia nel referendum del 1987 per l’eliminazione delle poche centrali esistenti che in quello del 2011 per una loro reintroduzione, è stata schiacciante la volontà del popolo di non utilizzare questa fonte di energia. Ma nel resto del mondo, non sono pochi i paesi che la pensano diversamente a riguardo. Solo in Asia gli investimenti nel settore nucleare valgono circa 800 miliardi di dollari! Il Giappone è uno dei paesi più attivi in questo campo. Ma si tratta pur sempre di uno sviluppo che il mercato non ha ancora “recepito”: i tagli alla produzione dovuti alle attuali condizioni di prezzo troppo basso (da cui i produttori non trarrebbero alcun profitto) hanno creato una situazione in cui l’offerta è di gran lunga inferiore al boom della domanda. Ed è proprio da questa carenza delle forniture che ci sarà l’input per un aumento del prezzo, a prescindere dai sentimenti “extra-economici” negativi. Ma come sempre accade, non esistono certezze in merito al concretizzarsi o meno di alcune previsioni economiche. Ma ultimamente molti grandi investitori stanno scommettendo sulla ripresa dell’uranio già nel corso di quest’anno, investendo ingenti quantità di denaro in società del settore, soprattutto quelle che operano nelle miniere situate in Canada e Kazakistan, i maggiori produttori mondiali di questo metallo. Ad esempio il miliardario David Shaw, fondatore della società di investimento “The D.E. Shaw Group”, il mese scorso ha acquistato 1,4 milioni di azioni Cameco (CCO). Altri imprenditori hanno puntato invece sulla NexGen (NXE), colosso canadese dell’estrazione. Se le previsioni si riveleranno esatte, entro due anni il prezzo dell’uranio potrebbe addirittura raddoppiare, con gli analisti più ottimisti che parlano di $65/libbra.

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