Investire In Petrolio: Cosa Sapere

Il petrolio è oggi una delle materie prime più importanti della nostra economia. Ecco perché è importante capire la sua utilità, quali sono le tipologie trattate sui mercati, le sue quotazioni, quali sono i paesi più importanti a livello di produzione e di consumo, cos’è l’OPEC e cosa bisogna fare se un piccolo investitore vuole puntare su un rialzo (o un ribasso) delle sue quotazioni.

Innanzitutto, il petrolio è una forma primaria di energia combustibile. I combustibili (ossia materiale che può bruciare) sono formati principalmente da idrogeno e carbonio. Ecco perché i composti formati da queste sostanze possono essere chiamati anche idrocarburi. Il petrolio “grezzo”, ovvero quello che viene estratto da giacimenti dentro gli strati superiori della crosta terrestre, può essere considerato invece un mix di diversi idrocarburi, la cui composizione varia a secondo del luogo di provenienza. Ad ogni modo, oltre a idrogeno e carbonio il petrolio, esso contiene anche altre sostanze non essenziali alla combustione, chiamate “impurità (fra cui lo zolfo).

Si tratta di una materia prima usata per produrre un’enorme varietà di prodotti lavorati: non è infatti quasi mai usato così come viene trovato in natura, ma viene lavorato per ottenere numerosi derivati (gpl, benzina, nafta, cherosene, gasolio, olio lubrificante, bitume). Il petrolio è una materia prima così importante e preziosa (non a caso viene chiamato “oro nero”) perché è una risorsa limitata, ovvero destinata prima o poi ad esaurirsi. Senza contare che oggi il petrolio (lavorato), viene utilizzato sulla maggior parte dei veicoli, su terra, aria e rotaia. Un mito comune è che il petrolio sia di colore nero. Ma non sempre è così. In natura il suo liquido, decisamente viscoso, va dal nero al marrone scuro. Ma non è infrequente trovarlo in tonalità che vanno dal bluastro al verdognolo, per arrivare fino all’arancione. I toni meno cupi sono quelli che caratterizzano il petrolio che si trova negli strati superiori della crosta terrestre.

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Petrolio “Brent” e “WTI”: Differenze, Quotazioni e Prezzi

La quotazione del petrolio, vista la sua importanza anche a livello economico e geopolitico, viene monitorata costantemente sui mercati internazionali. Nello specifico, vengono seguite le performance di 2 diverse tipologie di petrolio: Brent e WTI. Il primo è quello di tipo europeo, il cui nome deriva da un giacimento ubicato nel Mare del Nord, scoperto negli anni ’70 al largo della Scozia. Ma più in generale fa riferimento alla produzione di 19 pozzi petroliferi, sempre situati nel Mare del Nord. Il secondo è invece quello americano, dove “WTI” è l’acronimo di West Texas Intermediate, conosciuto anche come Texas Light Sweet. E’ un petrolio di alta qualità e molto pregiato, date le sue caratteristiche chimico-fisiche. Dalla sua raffinazione si ottiene un’alta percentuale di benzine e gasolio leggero. Entrambi questi tipi di greggio vengono scambiati sul NYMEX (New York Mercantile Exchange) e sull’Intercontinental Exchange di Atlanta. Su questi due mercati sono quotati “contratti per consegna immediata”o spot, ma anche futures, rispettivamente a Cushing in Oklahoma per il WTI e a Sullom Voe, in Gran Bretagna, per il Brent. L’unità di scambio è costituita da lotti indivisibili di 1000 barili. Il prezzo del Brent determina quello del 60% del petrolio estratto nel mondo. Ad ogni modo, i due tipi di petrolio, pur seguendo dinamiche simili, non hanno mai lo stesso prezzo. Esso infatti non è determinato solo dalla qualità, ma anche livello della domanda e dei costi di trasporto. Il prezzo del petrolio, Brent o WTI, viene calcolato “al barile” (barrel, in inglese), che è un’unità di volume pari a 159 litri, equivalenti a 42 galloni statunitensi. La sua massa, nel caso del petrolio greggio, è pari a circa 140 chilogrammi. A volte, nei dati ufficiali su scorte, produzioni o fabbisogni, potrebbe capitare di imbattersi nel termine “Boe” o barile di petrolio equivalente, ovvero trasformazione dei volumi di idrocarburi gassosi in volumi equivalenti di idrocarburi liquidi. In altre parole si convertono in metri cubi (o piedi cubici) delle sostanze gassose in litri. L’equivalenza è fatta per poter sommare insieme le diverse tipologie di idrocarburi.

Paesi Produttori

I principali paesi produttori di petrolio (dati primo trimestre 2016) sono, nell’ordine:

  1. Russia
  2. Arabia Saudita
  3. Stati Uniti
  4. Iraq
  5. Cina
  6. Canada
  7. Iran
  8. Emirati Arabi Uniti
  9. Kuwait
  10. Venezuela

Paesi Consumatori

I principali paesi consumatori di petrolio sono, nell’ordine:

  1. Stati Uniti
  2. Cina
  3. Giappone
  4. India
  5. Russia
  6. Brasile
  7. Emirati Arabi Uniti
  8. Canada
  9. Germania
  10. Corea del Sud

O.P.E.C.

Nel 1960 alcuni tra i maggiori paesi esportatori di petrolio decisero di unirsi in un’organizzazione per avere un maggior potere negoziale nei confronti dei colossi petroliferi e spuntare quindi condizioni migliori grazie a un “cartello economico”. Nacque così l’Organization of the Petroleum Exporting Countries o OPEC, la cui sede (dal ’65) è a Vienna. I 12 stati membri dell’OPEC controllano poco meno dell’80% delle riserve mondiali accertate di petrolio, fornendo poco più del 40% della produzione mondiale di petrolio. Attualmente, i paesi membri sono: Algeria, Angola, Arabia Saudita, Ecuador, Emirati Arabi uniti, Gabon, Indonesia, Iran, Iraq, Kuwait, Libia, Nigeria, Qatar, e Venezuela. Altri importanti paesi produttori, come Stati Uniti, Messico, Cina, Russia, Norvegia e Bahrein hanno deciso invece di non aderire.

Come Investire

petrolioPer investire efficacemente nel petrolio bisognerebbe sfruttare le sue oscillazioni di prezzo. Ovviamente, questo non può avvenire comprando o vendendo direttamente la materia prima, ma ricorrendo a strumenti finanziari appositi che replicano (più o meno fedelmente) l’andamento del greggio. Ma non sono gli ETF, perché quando si parla di materie prime ci si riferisce a quelli che vengono chiamati ETC (Exchange Traded Commodities). Si tratta di strumenti emessi a fronte di un investimento diretto, da parte dell’emittente, nelle materie prime fisiche oppure in contratti derivati. Un tempo, gli ETC disponibili sul mercato erano davvero pochissimi. Oggi invece la scelta è abbastanza vasta, ma prima di acquistarne uno vi consiglio di valutare alcuni parametri, tra cui i costi di gestione, la liquidità (intesa come facilità di uscire dalla posizione) e la tassazione. A Piazza Affari sono quotati complessivamente circa 200 ETC, di cui 25 hanno come sottostante il petrolio. Le varianti sono le disparate: ci sono strumenti che replicano il Brent, altri che replicano il WTI, con posizioni long (acquisto), short (vendita) o in leva (che moltiplicano di “x” volte l’esposizione). Per quanto riguarda la tassazione a cui sono soggetti gli ETC, oltre alla normale commissione (in entrata e in uscita) richiesta dal broker scelto, vanno sempre considerate anche le spese di gestione, comprese tra lo 0,3% e l’1% annuo. La grandezza (anche se non influisce molto sulla performance finale) non va comunque sottovalutata.

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